Scelsi il paese dei balocchi non a caso.

Nonostante proponessi nel mio blog cose alquanto infantili, incominciarono a fioccare come mai mail di gradimento. Un tripudio di commenti e pensieri a me dedicati che tutt’ora conservo con grande emozione. Certo ci volle un attimo per comprendere che dall’altra parte c’era una signora prossima al compimento dei 45 anni e non una ragazzina in preda alle sue preferenze goliardiche; ciò nonostante avevo calamitato lo spirito infantile dei miei lettori. Dal nulla mi sentii accentrata in un vortice di dimostrazioni affettuose che ammetto, mi misero in seria difficoltà. “Come si può voler bene a qualcuno che non si conosce…”, mi dicevo sempre. In fondo il bene nasceva da parole postate e non da fatti concreti vissuti nel reale, eppure… Eppure l’affetto c’era ed era anche per me, un’ attitudine con la quale fare i conti tutti i giorni. Poco importava se scrivevo di mondi immaginari o di personaggi a me cari, di fatto arrivavano testimonianze imbevute d’acqua e zucchero e messaggi di grande speranza soprattutto quando ammisi di essere “una persona piuttosto complicata, apparentemente semplice da gestire.” Leggevo cose tipo:” siamo tutti diversi, complicati, siamo tutti tristi e allegri, siamo tutti speciali…”, parole che mi misero nella condizione di dire :”ok allora non sono poi così fulminata come credevo…”, cosa che mi consentì di lasciar andare a briglie sciolte quella parte di me che nel tempo avevo chiuso e… a doppia mandata.

Aspettai Halloween come ogni anno pronta a postare musiche e mostri con tutto l’entusiasmo che potevo, era il mio primo Halloween virtuale dunque… festa anche nel mio blog. Ecco lì devo dire che rimasi piuttosto basita dal fatto che passai per una che “non rispetta i morti”… Mi sciroppai una marea di catechesi sul senso e non senso di quella festività, come se in qualche modo avessi oltraggiato scioccamente gli aspetti religiosi e annessi. “Non sono credente o meglio non sono cristiana”, ripetevo, nonostante mi unissi volentieri alle preghiere che leggevo on line. Era il mio modo per dimostrare che amare Halloween aveva ben poco a che fare con la mancanza di rispetto nei confronti dei defunti e che ben comprendevo l’esigenza di tutti coloro che “pregavano per un mondo migliore.” Singolare il fatto che chi tanto desiderava il mondo migliore, si sia imbruttito nel tempo entrando così a far parte del mondo peggiore…

Siccome stavo tentando la risalita, ammetto che la nota Halloweeniana fu quella stonata, quella che mi offese nel profondo. “Perché giudichi, tu che di me non sai nulla???” Ha haaaaaaaa, e qui l’asino mi cascò davanti, stramazzando esanime. Tutti desiderano la verità ma poi… pochi la sanno gestire.

Andai avanti per la mia strada, convinta che tanto prima o poi il tutto si sarebbe chiarito. Dalla mia avevo i Muppets, Mrs. Tiptoe ad Albermale street, il mio romanzetto, e il sogno nel cassetto. No no, non era quello di disegnare per Tim Burton, nemmeno ci pensavo allora. Volevo diventare una scrittrice, convinta fino al midollo osseo e desiderosa di scrivere un libro all’interno del quale tutti i miei personaggi potessero prendere vita. L’ho fatto? Lo farò? Lo sto facendo?

Alla prossima amici lettori. Procediamo per gradi.

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Buongiorno anche da…

Colui che fu a lungo il mio amante segreto… una lunga faccenda che mi portò verso il nuovo anno accompagnata dalla follia geniale dei Muppets. Anche quella fu utilizzata come scappatoia e ammetto che fu una trovata geniale. Incominciai a funzionare io stessa, intenta in una risalita di quelle inimmaginabili. Vedevo sempre più aprirsi un varco dal quale filtravano schegge di luce. Da lì in poi fu uno spettacolo…

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Da Willy Wonka al divano verde.

Scelsi di aprire un blog un giorno dei tanti giorni in cui stavo ammollo nel nulla più totale. Non era un bel periodo, forse uno dei peggiori da che sono sposata. Sentivo un vivido rifiuto per tutto ciò che mi circondava, tant’è che preferivo starmene da sola nel mio cantuccio fatto del niente più assoluto. Immaginai un divano verde, riposto in una stanza buia. Pensai a parole che potessero uscire da sotto i cuscini che lo rivestivano di candido velluto. Scelsi “Parolefritte” per il nome del blog che accolsi come un bimbo appena nato. Mi piaceva l’armonia che di giorno in giorno veniva a crearsi dopo i post che scrivevo e quelli che commentavo. Un mondo nel mondo, colorato, frizzante, colmo di buoni propositi e tanta gentilezza.

“Ci siamo”, mi son detta “questo posticino fa per me.”

Postavo spesso cose inerenti agli interessi del momento, in fissa con l’Inghilterra e con il micro romanzo che stavo scrivendo parallelamente. Nonostante il gran caos che regnava sovrano a casa mia, scrivere nel blog e scrivere il mio libro (lo riscriverei da capo, così com’è…) mi portava via da un morale che era scivolato ben oltre le suola delle scarpe. Sentivo il vuoto, sopra, sotto e di lato da ambo le parti.

Davo del “lei” a tutti, per me era importante. Un modo rispettoso per avvicinarmi a persone che non conoscevo e che a mio avviso andavano trattate con grande educazione. Quando seppi che il “tu” era cosa lecita, pensai a quanto tonta fossi, o educata oltre misura.

Arrivò Natale dopo un paio di mesi, o forse meno, e lì compresi la bellezza del mio blog. Fioccavano auguri a tutto andare, io che del Natale ne faccio spesso una questione di intolleranza causa motivi personali. E invece, quell’anno mi piacque, mi lasciai trasportare dall’allegria degli altri nonostante il mio morale, stesse ancora tristemente incollato alle suola delle scarpe.

Non so se sia per colpa mia, e non so a cosa sia dovuto ma fatico a volte nel ritrovare lo stesso entusiasmo. Che fosse il mio a indorare ogni cosa? Ad ogni modo…

Fatto sta che poco dopo, accusai il primo colpo, il primo boomerang di ritorno dritto sui denti. “Parolefritte mi sa di sciocco” dissi- forse meglio “Paroledipolvere”-e così feci il primo cambio d’abito. Oh ne sono seguiti molti altri ma, e lo dissi tempo fa, “Willy Wonka” fu IL blog per eccellenza.

Willy Wonka era il mio Willy Wonka, era perfetto. Intanto perché La fabbrica di cioccolato è un film che porto nel cuore da una vita (spiegherò il perché appena possibile) e poi perché aspettavo IL biglietto vincente che mi consentisse di uscire dal nero tunnel in cui mi trovavo.

Willy Wonka si è rivelato il miglior biglietto vincente al mondo. C’era tutto il necessario, il kit di sopravvivenza che mi ero costruita per non cadere nella depressione più totale.

Ecco perché mi sono ripresa il mio Wonka Willy, questa volta al contrario… Perché il tunnel l’ho varcato e a piedi scalzi ma per doveroso rispetto verso me stessa, sento la necessità di riportarlo in vita.

La psiche umana è una faccenda molto complicata, a nulla serve mettersi a fare analisi e contro analisi nel tentativo di comprenderne certi meccanismi, ancor più se appartengono ad altri. Io so i miei perché e sono certa che nel tempo, se ne comprenderanno ancor meglio i risvolti.

Nella bottega dei ricordi

Il tempo si percorre a ritroso. Talvolta in attesa del biglietto vincente, Willy Wonka diventa Wonka Willy, l’esatto contrario di una logica pre confezionata da altri.

Raccoglierò frammenti di vita, li rivivrò rivisitando sfumature e sentimenti. Come un gambero, dal gran cappello, resterò aggrappata a ciò che è rimasto traendone il massimo dei benefici.

Occorre fermare, talvolta fermarsi là dove il benessere mentale si conforta in quel limbo atemporale che fu… il migliore di tutti.

Qui, nella bottega dei ricordi, si entra con garbo e gentilezza. In fondo il tempo passato non fa ricovero per i mal pensanti. Esiste già il presente per tal trucido scopo, non si contamini la bellezza di ciò che è stato perché non tornerà più… Talvolta si ascolti, fa bene al cuore, specialmente al mio.

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